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Sing and Play

Nel panorama della didattica  flautistica sempre più importanza sta assumendo l'insegnamento del flauto attraverso la tecnica 'estesa', quella tecnica cioè che prevede la produzione di suoni che vanno oltre il 'tradizionale' bel suono del flauto. Già da diversi decenni sono stati pubblicati diversi metodi per l'apprendimento di queste tecniche, delle relative nuove emissioni  e posizioni, ma ultimamente alcune di esse sono state inserite negli esercizi giornalieri come training utile al miglioramento anche della tecnica tradizionale. L’apprendimento e la prativa giornaliera delle nuove tecniche sembra essere di giovamento all’emissione in genere. Concordo pienamente con questa idea: ho sperimentato su me stesso e su tanti allievi che il dedicare uno spazio giornaliero alle nuove tecniche (che poi ormai tanto nuove non sono più!), oltre ad allargare il proprio orizzonte esecutivo ed artistico,  può migliorare il nostro modo di suonare anche una semplice melodia.

Di seguito propongo alcuni facili esercizi che risultano particolarmente utili applicati all’ottavino. La tecnica da applicare è quella, semplicissima, che in inglese viene detta “sing and play”, canta e suona contemporaneamente. Se osserviamo l'esempio n.1 possiamo vedere come, in definitiva, si tratti di eseguire un semplice arpeggio mentre con la voce viene intonata la nota fondamentale. L’esercizio proposto deve essere sviluppato partendo da ogni nota dell’arpeggio considerato, coprendo quindi tutta l’estensione dello strumento. L'esempio proposto è in re maggiore ma potrete tranquillamente iniziare con la tonalità la cui fondamentale sia agevole da intonare e controllare per il vostro registro vocale. Il canto dovrebbe essere intonato e soprattutto stabile, chiaro e abbastanza forte. Ampia dovrà essere anche la sonorità dello strumento. Ponete un’attenzione del tutto speciale quando ripeterete l’arpeggio senza il canto: come avete tenuto ferma la gola mentre cantavate la nota lunga, così dovrete fare mentre semplicemente suonate. Cercate, quindi, di avere un sostegno tale da poter agevolmente suonare nell’ambito dell’ottava senza stringere la gola.

Possiamo, se eseguito correttamente, avere diversi benefici dalla pratica di questo esercizio:

1) renderci coscienti dei movimenti della gola che non siano desiderati: l'ampiezza della nostra gola influenza in maniera decisiva la tensione delle nostre corde vocali e il dover mantenere la stessa nota cantata mentre eseguiamo un arpeggio ci aiuta a capire quali movimenti indesiderati della laringe facciamo e quando li facciamo (è impressionante quante azioni inutili o dannose operiamo inconsapevolmente!); all’inizio è possibile tendere a seguire con la voce l’arpeggio: spesso è solo indice della nostra abitudine a “pilotare” con la gola  la nostra  produzione del suono;

2) l'interposizione delle corde vocali diminuisce sensibilmente la pressione dell'aria che arriva al flauto con il risultato che ci vediamo costretti ad aumentare il nostro sforzo insufflativo se vogliamo emettere dei suoni; questo esercizio risulta molto utile a chi si accinge a studiare l'ottavino provenendo dal flauto e, comunque, a tutti coloro che tendono a suonare con pressioni troppo basse;

3) la stessa riduzione della pressione in uscita causata dalla presenza delle corde vocali lungo il cammino dell’aria ci induce a ridurre la dimensione del foro labiale,aiutandoci, laddove questo venga ottenuto senza sforzo e rigidità, a trovarne una dimensione più consona al nostro strumento.

Una volta pratici con questo esercizio provate ad applicare lo stesso procedimento ad altri schemi: io ne propongo alcuni (esempio n°2)  ma...fate lavorare la vostra fantasia e intelligenza, e inventatene quanti volete. La logica è quella di ampliare sempre più gli intervalli in maniera tale da raggiungere il massimo della flessibilità senza alcuno sforzo laringeo.